Il metodo dei costi di tutela: dalla prevenzione al ripristino

Lo scopo delle metodologie dei costi di tutela è di stimare il valore del danno arrecato a un certo ricettore ambientale considerando i costi degli interventi di tutela. Il metodo dei costi di tutela è stato storicamente uno dei primi metodi di valutazione adoperati in letteratura. Infatti, poiché le risorse ambientali sono dei sistemi complessi, il cui funzionamento ci è ancora in gran parte ignoto, è stato più agevole stimare i costi di tutela dal danno ambientale, piuttosto che il costo del danno finale ai vari ricettori ambientali.

In realtà, il metodo comprende un vasto insieme di tecniche, a seconda di cosa s’intenda per “tutela”:
  • costi della prevenzione: riduzione delle cause che sono all’origine dei danni, in maniera tale da evitare il danno;
  • costi di mitigazione: riduzione delle cause in maniera tale da ridurre i danni, senza tuttavia evitarli;
  • costi di adattamento: spese per interventi che non incidono sulle cause, bensì intervengono nelle fasi a valle del sentiero d’impatto, consentendo di ridurre l’effetto lesivo finale;
  • costi di bonifica: spese per interventi di risanamento, che consentono di eliminare il potenziale tossico-nocivo, senza tuttavia restituire le condizioni iniziali del bene;
  • costi di ripristino: spese per interventi di riconduzione in pristino delle caratteristiche qualitative e quantitative dei beni lesionati.
La differenza fra queste tecniche può essere ben colta esaminando un caso concreto al quale esse potrebbero essere applicate: i cambiamenti climatici. I costi della prevenzione sono quelli relativi alle misure di riduzione delle emissioni nette di gas serra (cioè al netto degli assorbimenti di carbonio) in maniera tale da prevenire l'aumento della temperatura media del pianeta. I costi di mitigazione riguardano azioni che, pur intervenendo sui gas serra, non impediscono la crescita della temperatura del pianeta, con i conseguenti effetti di vario genere (scioglimento dei ghiacci, cambiamenti del regime di precipitazioni, innalzamento dei livelli dei mari, diffusione di malattie infettive e di colpi di calore, ecc.). I costi di adattamento riguardano le misure di adattamento agli effetti, senza intervenire sulle cause, ad esempio costruendo dighe di sbarramento, che consentano di adattarsi all’innalzamento del livello dei mari, oppure alzando gli argini dei fiumi, e altre misure di sicurezza idrogeologica per adattarsi alle maggiori piogge. La bonifica e il ripristino sono legati agli interventi ex-post, a danno avvenuto. Spesso, considerate le caratteristiche “catastrofiche” degli effetti dei cambiamenti climatici, il ripristino dei luoghi non è proponibile. Il metodo dei costi di tutela presenta molti limiti, alcuni intrinseci al metodo, altri riferiti alle specifiche tecniche impiegate.

Cominciando dal primo gruppo di limiti, è evidente che il metodo non si riferisce alle esternalità intese come effetti finali di una catena di impatti, ma agli interventi di tutela realizzati lungo i vari sentieri d’impatto. Il presupposto del metodo è che tali interventi abbiano un costo che possa essere utilizzato come approssimazione del beneficio dell’intervento (la riduzione/rimozione del danno). Non a caso, il metodo non può essere impiegato quando occorre valutare l’efficienza economica di un intervento di protezione ambientale (il confronto fra i costi del progetto e i benefici ambientali sarebbe per ipotesi nullo). Generalmente, l’approssimazione implicita nel metodo dei costi di tutela si traduce in una forte sottostima delle esternalità. Inoltre, la metodologia dei costi di tutela (anche quando portata all’ipotesi estrema del ripristino) è inadatta a catturare l’intero valore del danno ambientale. “Danno ambientale” e “costo del ripristino” sono due concetti distinti, non solo sul piano economico, ma anche in termini fisici. Il metodo del costo del ripristino presuppone che il danno ambientale sia di tipo reversibile, cioè che sia tecnicamente possibile restituire la situazione originaria.

Inoltre, posto che il ritorno alle caratteristiche ambientali originarie sia possibile, il ripristino avviene in una fase temporale successiva all’evento di danno: nel periodo di tempo intercorso, tra il danno e il ripristino, si sono comunque verificati danni fisici e ripercussioni economiche di una certa entità.

Lo sviluppo di metodologie in grado di approssimare la perdita di valore dei servizi offerti dalle risorse ambientali ha ridotto l’interesse verso il metodo dei costi di tutela. Esso continua ad essere utilizzato soprattutto quando la complessità delle interazioni ambientali rende inapplicabili gli altri metodi (ad es. nella valutazione dei danni dei cambiamenti climatici).

© 2006 - Andrea Molocchi