Il metodo di valutazione contingente

La valutazione contingente è una tecnica che mira a catturare la disponibilità individuale a pagare (per evitare un danno o per usare una risorsa ambientale) o la disponibilità ad accettare una compensazione (per il danno o per rinunciare all’uso della risorsa ambientale); come tecnica di valutazione economica essa trova fondamento nelle preferenze dei consumatori che presiedono alla domanda di mercato.

La valutazione contingente utilizza gli strumenti tipici delle indagini di mercato (campionamento della popolazione, informazione preliminare dell’intervistato, risposta ad un questionario, ecc.). Il questionario può presentarsi in una varietà di forme a seconda dell’oggetto della valutazione: il ripristino di un’area degradata, la riduzione dei sintomi sanitari provocati dall’inquinamento atmosferico, la conservazione di una specie animale, ecc.. Il vantaggio della valutazione contingente della disponibilità a pagare come tecnica di valutazione economica è la sua applicabilità ai mercati ipotetici, e non solo a quelli reali. Nella valutazione del danno ambientale essa si presenta spesso come l’unica tecnica applicabile (Pearce e Turner, 1991). La valutazione contingente è adatta alla valutazione delle risorse ambientali, il cui valore può presentare componenti altruistiche ed etiche rilevanti (valore di esistenza, valore di opzione) o un valore d’uso non esaurito dagli usi commerciali. Queste circostanze si presentano nella valutazione non solo delle risorse ambientali, ma anche dei cosiddetti “diritti soggettivi assoluti”, come la salute umana. Ad esempio, la valutazione contingente della disponibilità a pagare è ormai diffusamente adottata nella valutazione di quella componente degli effetti sanitari nota come “sofferenza” (sia fisica, che psichica), altrimenti non monetizzabile coi tradizionali metodi per la quantificazione del danno emergente (spese mediche direttamente sostenute) e del beneficio cessante (perdita di reddito atteso a causa della malattia).

Il metodo presenta tuttavia alcune difficoltà. La prima critica riguarda il fatto che i risultati della valutazione contingente dipendono dal modo in cui sono poste le domande del questionario. Le risposte possono risultare fortemente influenzate da sottili differenze di linguaggio, da cambiamenti dell’ordine delle domande e da variazioni delle informazioni preliminari. Alcune di queste distorsioni possono essere mitigate rispettando alcune “condizioni operative di riferimento” (Pearce e Turner, 1991) che consentano di approssimare il più possibile la situazione ipotetica della valutazione contingente ad un mercato reale (ad esempio, fornendo un’informazione scientificamente approfondita ed esaustiva sul bene da valutare).

Un altro grande limite della valutazione contingente risiede nell’ipoteticità della spesa, che può portare a valutazioni della disponibilità a pagare eccessivamente elevate rispetto alle possibilità economiche effettive dell’individuo. Naturalmente, occorre tarare il campione rispetto alla distribuzione del reddito nella popolazione considerata. Inoltre, l’intervistato dovrebbe rispondere cercando di rispettare il suo vincolo di bilancio e avendo ben presenti le sue principali alternative di spesa e alternative di spesa simili all’oggetto dell’intervista; tuttavia quest’operazione presenta numerosi limiti operativi e rimane un problema irrisolto.

Considerati i vantaggi e gli svantaggi del metodo, in letteratura vi è un certo consenso nel limitare l’uso della valutazione contingente a beni per i quali non è possibile trovare (o non è auspicabile considerare) mercati reali, come nei casi del valore della vita umana, del valore della protezione ambientale o della qualità del paesaggio. La valutazione contingente è inoltre l’unico metodo disponibile per la stima dei valori non d’uso, componente importante del valore economico totale delle risorse ambientali.
© 2006 - Andrea Molocchi